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🇺🇸 Stati Uniti · 1935–1969

Wynonie Harris

Wynonie Harris non era un cantante che se ne stava fermo. La sua voce, roca e piena di energia, spingeva ogni nota come se il palco fosse un ring da boxe. Negli anni ’40 e all’inizio dei ’50, quando il blues si muoveva ancora tra locali bui e orchestre jazz, lui gli diede una svolta: testi piccanti, ritmi saltellanti e uno stile che non chiedeva permesso per farsi ascoltare. Non era solo un "blues shouter" — era qualcuno che trasformava il caos in musica, come se ogni canzone portasse un sorso di whiskey e una battuta volgare.

Il momento in cui la sua carriera decollò fu nel 1944, quando Lucky Millinder lo portò nella sua band. Harris aveva già girato per Omaha, Kansas City e Los Angeles, ma fu all’Apollo Theatre di Harlem che il pubblico lo vide per la prima volta. Lì, tra luci e fumo, cantò *Who Threw the Whiskey in the Well* — un brano che, due anni prima, era stato registrato da Doc Wheeler, ma che Harris trasformò in un inno di festa. La registrazione, fatta con la Decca Records, fu ritardata a causa della guerra: la shellac scarseggiava, ma quando finalmente arrivò sul mercato, il disco sapeva già di sudore e notti lunghe.

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Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Trovò la sua casa alla King Records. Tra il 1946 e il 1952, Harris riempì le classifiche con quindici canzoni che arrivarono nella Top 10, ma furono le sue versioni a lasciare il segno. Quando reinterpretò *Good Rocking Tonight* — originariamente di Roy Brown — non solo accelerò il ritmo, ma gli diede una percussione che suonava come il futuro. Elvis Presley l’avrebbe riconosciuta anni dopo quando la incise, ma a quel tempo Harris aveva già trasformato un blues in qualcosa che sapeva di rock and roll prima ancora che il termine esistesse. Altri successi come *All She Wants to Do is Rock* o *(Don't Roll Those) Bloodshot Eyes (at Me)* non erano canzoni: erano performance, con sassofoni che ululavano come cani randagi e testi che facevano ridere il pubblico a crepapelle.

La vita, però, non gli regalò solo successi. L’alcolismo lo consumò, e verso metà degli anni ’50 la sua stella iniziò a spegnersi. Mentre altri, come Big Joe Turner, cavalcavano l’onda, Harris affondava. Dopo il 1956 registrò poco e dopo il 1960 nulla. Il suo ultimo show, nel 1966, su un palco di Santa Monica, fu un disastro. Morì nel 1969, di cancro alla gola, ma il suo lascito rimase in quei dischi dove la musica non chiedeva scusa: pretendeva attenzione.

Dati

Nacimiento
24 ago 1915
País
🇺🇸 Stati Uniti
Género
jump blues