Inizio · Artisti · Turf

🇦🇷 Argentina · 1995 — presente

Turf

Ciò che definisce Turf non è solo il loro suono, ma come quel suono si radica nel rock nazionale senza stare fermo. La loro musica mescola il pop con chitarre che ricordano i gruppi britannici degli anni '90, ma con testi che parlano con umorismo acido o l'ironia di Buenos Aires. Non è uno stile che si esaurisce in un'unica etichetta: nei loro dischi convivono il britpop con tocchi psichedelici, orchestrazioni sorprendenti e melodie che si attaccano senza sforzo. Il riff di Casanova — quel brano che li ha lanciati — suona diretto, ma con un'aria di nostalgia che non è casuale: Joaquín Levinton veniva da aver suonato in Juana La Loca, dove aveva già esplorato quel lato melodico, ma con maggiore crudezza. Quando si è unito a Leandro Lopatín, Fernando Caloia e Carlos Tapia, il piano non era suonare come nessuno, ma trovare un equilibrio tra ciò di cui aveva bisogno il circuito under di Buenos Aires e ciò che loro stessi volevano ascoltare.

Il salto sulla scena più ampia arrivò nel 1998, quando furono visti suonare allo stadio del River Plate come gruppo di supporto dei Rolling Stones. Non era un dettaglio da poco: migliaia di persone che erano andate a vedere una band straniera finirono per scoprire un gruppo locale che, fino a quel momento, riempiva solo le piazze del circuito under. Ma la vera svolta era arrivata prima, con il loro primo disco, Una pila de vida (1997), dove Charly García apparve in Despiole generacional come un omaggio inaspettato. Quell'album li mise nel mirino della stampa specializzata, come quando la rivista Revolver li incluse nella sua compilation Superpop e li definì parte di un movimento che mescolava il retrò con il moderno. Tuttavia, il disco che li consacrò come fenomeno di massa fu Siempre libre (1999), un lavoro in cui il suono divenne più luminoso, quasi hippie, con orchestrazioni che contrastavano con il loro esordio. La produzione, realizzata con risorse limitate della Musimundo, dimostrò che non avevano bisogno di grandi budget per suonare in grande stile.

1990s
1 Album
13 Canzoni
91K Ascoltatori/mese

Le più ascoltate su DoReSol

Canzoni essenziali

Vedi tutt|a|e 13 →

1 album · 2004

Discografia completa

Dati, premi, membri e altro

Altro su Turf

Biografia

Il 2001 fu fondamentale: Turfshow arrivò con Loco un poco, un brano che divenne un inno estivo e che, anni dopo, scatenò polemiche per una causa di plagio. Ma al di là del clamore, il disco mostrò il loro lato più pop, con influenze chiare degli Oasis e dei Blur, qualcosa che già stavano esplorando. Poi arrivò Para mí, para vos (2004), dove Alfredo Toht prese le redini della produzione e il risultato fu un disco più introspettivo, con collaborazioni come quella di Daniel Melingo in Oh Dios! e un'altra apparizione di García in Nos vacían la casa. La chiusura di quella fase arrivò nel 2007 con Turf, un disco di cover rockabilly che riuniva i loro successi in un formato inaspettato, con ospiti come i Dancing Mood e Martín "La Mosca" Lorenzo. La separazione nello stesso anno non fu una sorpresa: le differenze tra i membri erano già evidenti, ma lasciarono la porta aperta affinché ciascuno esplorasse altri progetti, come Sponsors o Poncho.

Sono tornati nel 2014, e da allora continuano a suonare senza pretendere di essere ciò che non sono. La loro musica continua a funzionare perché non hanno mai cercato di suonare come una formula, ma come una band che si reinventa senza perdere la propria essenza: chitarre che sembrano degli anni '60, testi che giocano con l'assurdo e melodie che si attaccano senza preavviso. Non sono una band di culto, ma nemmeno una di quelle che si ripetono fino alla nausea: sono di quelle che, quando suonano alla radio, fanno sì che qualcuno spenga il lettore e vada a cercare il brano nella playlist.

Dati

Nascita
1 dic 1995
Paese
🇦🇷 Argentina

Tutto il catalogo su DoReSol

Tutte le canzoni