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🇺🇸 Stati Uniti · 1959–presente

The Kingsmen

The Kingsmen sono quella band che, senza volerlo, divenne un fenomeno che andò oltre la loro epoca. Il loro sound — grezzo, diretto e con una spinta che sembra provenire da un garage — rimase per sempre segnato da un brano che non era nemmeno loro: Louie Louie. Non scrissero la canzone, ma la fecero così loro che nessuno la immagina senza la loro versione. La registrarono in una sola take, con Jack Ely che cantava in un microfono appeso al soffitto perché lo studio aveva solo tre microfoni per tutti. Ely, con l’apparecchio ai denti e il ritmo accelerato dalla notte precedente (avevano suonato una maratona di Louie Louie di 90 minuti), finì per urlare più che cantare. Il risultato fu così caotico che il manager, Ken Chase, preferì mantenere quell’energia piuttosto che correggere gli errori. Il disco costò tra i 36 e i 50 dollari, e il gruppo lo pagò insieme. Quello che iniziò come un demo per una crociera estiva finì come un brano che vendette oltre un milione di copie e gli valse un disco d’oro.

Il successo li colse di sorpresa. Louie Louie raggiunse la posizione #2 nella classifica della Billboard e rimase lì per sei settimane, ma non fu semplice: prima dovettero competere contro Dominique della Monaca Cantante, poi contro There! I’ve Said It Again di Bobby Vinton. La canzone scatenò addirittura uno scandalo quando il governatore dell’Indiana, Matthew E. Welsh, la vietò per presunti versi osceni (che in realtà non esistevano). L’FBI si intromise nella vicenda, ma tutto ciò non fece altro che darle ancora più fama. Quando la ripubblicarono nel 1966, era già un inno senza padrone, reinterpretato da tutti, dai The Stooges a Iggy Pop. La band, tuttavia, non riuscì a gestire il cambiamento: Lynn Easton, proprietario legale del nome, tolse il microfono a Jack Ely e lo costrinse a suonare la batteria. Ely e il bassista Bob Nordby se ne andarono, e il gruppo continuò con Easton come cantante. La magia iniziale non era più la stessa.

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Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Dopo il successo di Louie Louie, nel 1964 pubblicarono Money (That’s What I Want), che raggiunse la posizione #16 nella Billboard, seguito da Little Latin Lupe Lu, che sfiorò la Top 50. Nel 1965 ottennero un grande successo con The Jolly Green Giant, che arrivò al #4, ma il resto dei singoli di quel decennio furono successi minori. Nel 1967 chiusero la loro presenza nelle classifiche con Bo Diddley Bach, un brano che già suonava come un addio. Easton tenne in vita il nome con le tournée, ma lo spirito di quella prima registrazione — disordinato, urgente e pieno di errori che divennero virtù — rimase intrappolato in uno studio di Portland per 36 dollari.

Dati

Nacimiento
1 ene 1959
País
🇺🇸 Stati Uniti
Género
garage rock

Etichette discografiche

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