Inizio · Artisti · Son House

🇺🇸 Stati Uniti · 1930–1943, 1964–1974

Son House

Il suono di Son House non assomiglia a nulla che tu abbia mai ascoltato prima. Non è virtuosismo pulito né melodie levigate, ma un colpo secco che scuote il corpo e una voce che trascina più che canta, come se ogni parola uscisse da un sermone e ogni nota di chitarra fosse un appello alla salvezza. Suonava con un bottleneck sulle dita, ma non per mettersi in mostra: usava quel suono ruvido e ripetitivo per piantarsi nella testa dell’ascoltatore, come un martello che non smette mai di cadere. La sua musica non era fatta per essere ascoltata in silenzio, ma per ballare in un bar malandato dove il fumo e il sudore cancellavano tutto il resto. Incise negli anni Trenta, quando il blues era un sussurro alla radio, e nessuno gli diede ascolto. Ma decenni dopo, quando il mondo cercava radici dimenticate, il suo modo di suonare divenne un faro.

Per anni, House visse tra due mondi che si respingevano: quello della chiesa e quello del blues. Predicava con la stessa passione con cui poi avrebbe suonato la chitarra, e quando a 25 anni passò dall’altra parte, non fu un cambiamento indolore. Finì a Parchman Farm per aver ucciso un uomo — lui diceva fosse legittima difesa — e quando uscì, non c’era più ritorno. Nel 1930, Charley Patton, il re del Delta, lo portò a incidere per la Paramount Records. Il disco uscì nel pieno della Grande Depressione e non vendette neppure un pugno di copie. Ma a Coahoma County, Mississippi, House e la sua band erano ancora i re delle feste, e tra loro c’era un giovane Robert Johnson che lo guardava con occhi brillanti. Johnson avrebbe imparato da lui, ma anche lo avrebbe superato. Nel 1941 e 1942, Alan Lomax e John W. Work lo registrarono per la Biblioteca del Congresso, ma a quel punto House aveva già abbandonato la musica ed era andato a lavorare in una fabbrica di vagoni a Rochester.

1 Album
6 Canzoni
338K Ascoltatori/mese

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Canzoni essenziali

1 album · 1992

Discografia completa

Dati, premi, membri e altro

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Biografia

La seconda vita di House iniziò nel 1964, quando fu trovato a vivere in silenzio a New York, ignaro che il suo nome risuonasse nelle radio europee e che band come Canned Heat stessero reinterpretando i suoi brani. Alan Wilson, il chitarrista della band, fu colui che lo convinse a tornare. Nel 1965 pubblicò Father of Folk Blues, un disco che lo presentò a una generazione in cerca di autenticità nei caffè e nei festival. Suonava per folle giovani, perlopiù bianche, che applaudivano ogni colpo di bottleneck come fosse un inno. Incise altri dischi, fece tournée in Europa nel 1967 con Skip James e Bukka White, e arrivò persino sul palco del Festival di Montreux nel 1970. Ma la sua salute peggiorò, e nel 1974 si ritirò per sempre. Morì quattordici anni dopo a Detroit, dove fu sepolto con una lapide pagata dalla Detroit Blues Society. Oggi, il suo "Preachin' the Blues" riposa nella Blues Hall of Fame, ma ciò che davvero perdura è quel modo di suonare che non sembra blues, ma qualcosa di più antico: un grido che attraversa il tempo.

Dati

Nacimiento
21 mar 1902
País
🇺🇸 Stati Uniti
Género
acoustic blues

Etichette discografiche

Columbia