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🇨🇦 Canada · 1963–presente

Neil Young

Il suono di Neil Young è immediatamente riconoscibile: quella voce acuta che taglia come un coltello, capace di passare da un sussurro a un grido nello stesso verso, e quella chitarra che sembra respirare. Non è un chitarrista alla ricerca di un virtuosismo freddo, ma uno che sente ogni nota come un battito del cuore. Con gli Crazy Horse suona come un treno fuori controllo che avanza su riff che si conficcano nelle ossa, mentre nei suoi dischi acustici — come Harvest — la melodia si intreccia con il paesaggio, come se il folk e il country si fossero incontrati in una radura nel bosco. La sua armonica ha lo stesso peso delle sue liriche, che spesso sono specchi delle sue stesse crepe: dall’amore perduto alla rabbia contro l’ingiustizia, passando per paesaggi che solo lui sa descrivere. Non importa se è solo con una chitarra o circondato da distorsioni: suona sempre come una verità cruda.

Nel 1969, dopo lo scioglimento dei Buffalo Springfield — la band che lo portò da Winnipeg a Los Angeles —, registrò Everybody Knows This Is Nowhere in tre giorni con attrezzature in prestito. Il disco nacque da un dolore alla schiena che lo costrinse a letto, ma finì per essere una delle sue opere più vitali: ecco "Down by the River" e "Cowgirl in the Sand", canzoni che sembrano durare in eterno perché non hanno fretta di finire. Quello stesso anno si unì ai Crosby, Stills, Nash & Young, dove la sua voce si fuse con le loro come un quarto elemento, senza però perdere la propria identità. Con loro registrò Déjà Vu, un album che raggiunse il primo posto in classifica e che, decenni dopo, rimane la colonna sonora di chi crede che il rock possa essere al tempo stesso intimo ed epico.

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Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Nel 1972, Harvest lo consacrò come un punto di riferimento del folk rock, ma non per caso: il disco nacque da un viaggio a Nashville dove registrò con musicisti di studio, tra cui il violinista Ben Keith, che gli diede quell’aria di ballata campestre. "Heart of Gold" divenne il suo unico numero uno negli Stati Uniti, anche se lui disse sempre di preferire la strada meno battuta. Più tardi, in Rust Never Sleeps (1979), portò la sua chitarra elettrica al limite con distorsioni che anticiparono il grunge, guadagnandosi il soprannome di "Padrino del Grunge" — un titolo che, ironicamente, gli stava stretto perché la sua musica non fu mai solo rumore. Diresse anche film sotto lo pseudonimo di Bernard Shakey, come Rust Never Sleeps (1979), che catturò la sua essenza dal vivo: un artista che non finge perfezione, ma mostra le crepe come parte del processo. Nel 2022, a 77 anni, era ancora in tournée con gli Promise of the Real, dimostrando che la sua ossessione per il suono non invecchia mai.

Dati

Nacimiento
12 nov 1945
País
🇨🇦 Canada
Género
Blues

Premi e riconoscimenti

  • Grammy

Etichette discografiche

Geffen