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🇳🇿 Nuova Zelanda · 2009–presente

Lorde

Il suono di Lorde non assomiglia a nulla che sia mai stato ascoltato prima nel pop mainstream. Non è solo la voce, che oscilla tra sussurri ed esplosioni controllate, ma il modo in cui costruisce atmosfere con strati di sintetizzatori freddi e ritmi che sembrano tratti da un locale a mezzanotte. Le sue liriche, colme di immagini quotidiane trasformate in metafore, parlano di solitudine nel mezzo del trambusto, di disconnessione nell’era dell’iperconnessione. Non è musica da ballare senza pensare: va ascoltata con attenzione, come chi decifra un codice personale scritto in forma di canzoni.

Prima dei 18 anni, aveva già cambiato rotta alla sua carriera con un colpo di audacia. Nel 2012 pubblicò The Love Club EP senza preavviso, come chi lascia un regalo sulla porta di un vicino. Il brano "Royals" si insinuò nelle radio senza chiedere permesso e rimase lì per nove settimane consecutive, vendendo milioni di copie. Non era un successo programmato: era il risultato di due anni di lavoro con Joel Little in uno studio in prestito, dove l’urgenza di creare qualcosa di diverso pesava più delle regole del mercato. L’anno successivo arrivò Pure Heroine a confermare che non era un caso: l’album suonava come un manifesto generazionale, con chitarre che svanivano in echi e testi che parlavano di adolescenti che non credevano più nei sogni prefabbricati.

1 Canzoni
3,8M Ascoltatori/mese

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Canzoni essenziali

Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Con Melodrama (2017), fece un passo ulteriore. Registrato tra tournée e notti insonni, il disco catturò quella sensazione di essere sulla soglia dell’età adulta: l’euforia, il capogiro e la nostalgia per qualcosa che non si è nemmeno perso. Brani come "Green Light" o "Liability" non seguono strutture pop convenzionali; al contrario, fluiscono come conversazioni interrotte, con cambi di tempo che sorprendono anche dopo cento ascolti. L’album debuttò al primo posto della Billboard 200 e finì incluso nella lista di Rolling Stone dei 500 migliori album di tutti i tempi, ma ciò che è più interessante non sono i record, bensì come riuscì a far sembrare un prodotto così intimo epico senza perdere la sua essenza.

Poi arrivò Solar Power (2021), una svolta inaspettata verso il folk psichedelico e le chitarre acustiche, come se avesse deciso di disconnettersi da tutto ciò che la circondava. Le critiche si divisero: alcuni lo celebrarono come un’evoluzione audace; altri lo videro come un passo falso. Ma anche nei suoi momenti più divisivi, Lorde mantiene una coerenza che pochi artisti riescono a raggiungere. La sua ultima opera finora, Virgin (2025), torna all’elettronico, ma con una maturità che si conquista solo dopo anni di prove — e errori.

Non è comune che un’artista accumuli due Grammy, due Brit Awards e una nomination ai Golden Globe prima dei 30, ma il caso di Lorde va oltre i premi. È quella capacità di trasformare una canzone come "Royals" — con la sua critica all’ossessione per il lusso — in un inno globale senza perdere la sua mordacità. O come, in Melodrama, trasforma il dolore di un amore non corrisposto in qualcosa di così vibrante che fa meno male ascoltarla. Non ha bisogno di proclamarsi genio: i suoi dischi, le sue liriche e persino il silenzio tra un progetto e l’altro lo urlano già.

Dati

Nascita
7 nov 1996
Paese
🇳🇿 Nuova Zelanda
Genere
alternative pop

Premi e riconoscimenti

  • Grammy
  • Brit Awards
  • MTV Video Music Award

Etichette discografiche

Republic