La voce di Cabrera si muove tra il vicino e il lontano, come se stesse raccontando storie che gli sono successe, ma che succedono a molta gente. In Los Eduardos, ad esempio, si parla di una relazione che si rompe, ma non con drammaticità, ma con una calma che quasi fa male. E in Resurrección, si percepisce quell'energia di qualcuno che si alza dopo un colpo, senza chiedere scuse, solo con la certezza di continuare ad andare avanti.
L'album non è solo canzoni, è uno spazio in cui si vive, si sente, si passano delle cose. Ogni brano ha il suo peso, il suo ritmo, la sua maniera di far rimanere l'ascoltatore un po' più a lungo. Non è un disco che si ascolta una volta, ma uno che si lascia ripetere, perché ogni volta che lo si mette, sembra che ti lo stia raccontando qualcuno che lo vive davvero.