Il brano che dà il nome all’album, *E ritorno da te*, è quello che meglio cattura quel momento. Non è solo una canzone di ritorno, ma un pezzo che suona come un abbraccio dopo un lungo viaggio. Pausini la registrò con un’intensità che non sempre si sente nelle sue versioni live, e questo si nota nel modo in cui la voce si spezza nei cori finali. Un altro brano che spicca è *Seamisai (Sei que me amavas)*, dove il portoghese e l’italiano si intrecciano senza forzare il ritmo, qualcosa che pochi artisti riescono a fare con tanta naturalezza. Il disco ha anche un dettaglio tecnico interessante: gli arrangiamenti di fiati e le chitarre acustiche sono mixati in modo che ogni strumento respiri, come se fossero registrati in una piccola sala e non in uno studio.
L’impatto fu immediato. Nel 2006, questo album le valse un Grammy Award come miglior album pop latino, qualcosa di inusuale per una raccolta. Ciò che è interessante non è solo il premio, ma che arrivò in un momento in cui Pausini non era più solo una promessa italiana, ma un’artista che aveva varcato i confini senza perdere la propria essenza. L’album vendette oltre un milione di copie solo in Europa e America Latina, e canzoni come *Tra te e il mare* o *Il mio sbaglio più grande* divennero inni per chi ascoltava ballate negli anni ’90 e continuava a cercare qualcosa che suonasse autentico.