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Kind of Blue 1959
Album · di Miles Davis ↗ Vai all'artista

Kind of Blue

L’album Kind of Blue di Miles Davis non suona come un disco jazz della sua epoca. Registrato in due session nel marzo e aprile del 1959 presso lo Studio 30 della Columbia Records a New York, il disco ruppe con la tradizione degli arrangiamenti basati su rapidi cambi di accordi che dominavano il bebop. Al contrario, Davis guidò il gruppo verso un percorso in cui le scale modali — un sistema in cui ogni nota della scala definisce il colore dell’accordo — diede a ogni musicista maggiore libertà di improvvisare senza essere vincolato a progressioni complesse. Il risultato fu un suono che, pur registrato in studio, ha la freschezza di una sessione dal vivo: senza correzioni, senza sovraincisioni, solo cinque brani che fluiscono come un unico pensiero.

Anno
1959
Canzoni
5
Durata
45 min 9 seg

5 canzoni

Lista delle canzoni

# Titolo Disponibile
01

So What

9:05
02

Freddie Freeloader

9:36
03

Blue in Green

5:29
04

All Blues

11:34
05

Flamenco Sketches

9:25

Sull'album

Kind of Blue, secondo DoReSol

La magia sta nel modo in cui Davis assemblò la squadra. Al suo fianco suonavano John Coltrane e Cannonball Adderley ai sassofoni, Bill Evans al piano (tranne in Freddie Freeloader, dove subentrò Wynton Kelly), Paul Chambers al basso e Jimmy Cobb alla batteria. Ognuno ricevette una pagina con le scale modali prima di entrare in studio, qualcosa che Evans — che aveva studiato con George Russell, autore del Lydian Chromatic Concept — conosceva già bene. Il brano che apre il disco, So What, è l’esempio perfetto: una base di due accordi che si ripete, ma in cui l’improvvisazione di Coltrane e Adderley costruisce strati su quel medesimo schema. All Blues, invece, utilizza un metro di 6/8 che gli conferisce quell’equilibrio tra rilassato e urgente, come se il tempo stesso respirasse al ritmo dei soli.

L’impatto del disco fu immediato e rimane difficile da misurare. Nel 2002, la Library of Congress lo inserì nel suo registro nazionale per il suo valore culturale, e nel 2019 la RIAA gli assegnò cinque dischi di platino negli Stati Uniti. Ma al di là dei numeri, ciò che rimane è la sensazione che Davis e la sua band avessero trovato, quasi senza volerlo, un linguaggio che trascendeva il jazz. Non cercavano di rivoluzionare la musica: volevano solo suonare qualcosa di fresco, e nel processo crearono un disco che rimane il riferimento quando si parla di improvvisazione pura.

Discografia

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