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Electric Mud 1968
Album · di Muddy Waters ↗ Vai all'artista

Electric Mud

Electric Mud arrivò nel 1968 come un salto inaspettato nella carriera di Muddy Waters. Non era un disco come gli altri: il produttore Marshall Chess creò una versione elettrica e psichedelica del suo blues classico, mescolando sassofoni distorti, organi che sembravano del futuro e chitarre con wah-wah. Registrato nello studio Ter Mar di Chicago, l’album cercava di conquistare il pubblico giovane dell’epoca, quello che ballava rock psichedelico ma non conosceva il suono grezzo di Waters. L’obiettivo non era reinventarlo, ma dipingerlo con nuovi colori: come disse Chess, era come un quadro in cui Muddy posava, senza perdere la sua essenza.

Anno
1968
Canzoni
1
Durata
2 min 51 seg
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Sull'album

Electric Mud, secondo DoReSol

Due brani mostrano come funzionò — o meno — quell’esperimento. In I'm Your Hoochie Coochie Man, il sassofono di Gene Barge si intreccia con il basso di Louis Satterfield in un groove che oscilla tra il free jazz e il blues elettrico, mentre Waters canta con quella voce che sembra squarciare l’aria. Al contrario, Let's Spend the Night Together — una cover dei Rolling Stones — lo porta nel territorio del soul gospel, con echi di Cream nella batteria e chitarre che suonano come un inno. Ma non tutto fu armonia: Buddy Guy avrebbe ricordato in seguito che Waters non si identificava con quel suono, come se gli mancasse il sudore dei suoi concerti dal vivo.

L’album raggiunse la posizione 127 nella Billboard 200, un risultato modesto ma sufficiente perché la Chess Records, l’etichetta della famiglia Chess, producesse altri progetti simili. Waters lo ammise senza giri di parole: preferiva il blues senza fronzoli, quello che suonava nei bar dove la gente ballava senza bisogno di pedali o sintetizzatori. Eppure Electric Mud rimase come un documento audace, un ponte tra due mondi che raramente si incontravano.

Discografia

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