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El lado oscuro 2025
Album · di Nina Suárez ↗ Vai all'artista

El lado oscuro

Il lato oscuro sembra una domenica mattina con la radio accesa a caso. Nina Suárez lo ha registrato nel 2025, ma l’album respira come se fosse nato da quei viaggi in auto lungo la costa, con il vento che entra dal finestrino di una Gol grigia che ha comprato con i soldi di un film in cui recitava insieme a sua madre. Il suono si muove tra chitarre graffianti e voci che si spezzano, come se ogni canzone fosse un dialogo a mezza voce tra ciò che si dice e ciò che si tace. C’è qualcosa nell’aria che ricorda quei giorni in cui la scena musicale indipendente argentina nasceva nei garage con quel che c’era, ma qui tutto suona più intimo, come se Nina avesse registrato ogni take a casa sua, tra prove e telefonate interrotte.

Anno
2025
Canzoni
13
Durata
48 min 38 seg
Ascolta l'album

Sull'album

El lado oscuro, secondo DoReSol

Il brano che apre l’album, La salvación, inizia con un riff che non trova mai il giusto assestamento, come se cercasse il tempo giusto. È il tipo di canzone che si ascolta due volte di seguito senza rendersene conto: la prima per curiosità, la seconda perché già la si sta fischiettando senza volerlo. Più avanti, Tiburón ha un’aria da quei film horror degli anni ottanta in cui la paura si sente nel silenzio prima del colpo, ma con testi che parlano di ciò che annega nella quotidianità. E in mezzo a tutto questo, Última noche si impone come una chiusura che non chiude del tutto, con una melodia che svanisce come il fumo di una sigaretta nel buio.

Curioso come Nina sia riuscita a ottenere questo suono senza essere cresciuta in un ambiente in cui la musica fosse il centro di tutto. Suo padre, Fabio Suárez, faceva parte di una band che ha segnato molti negli anni novanta, ma a casa sua l’arte ha sempre convissuto con l’austerità. Lei stessa racconta di aver imparato a guidare per essere la prima della sua famiglia ad avere un’auto, e quella Gol con l’adesivo di Mar del Plata è diventata il suo rifugio mobile tra recite teatrali, prove e registrazioni. L’album non suona come un prodotto calcolato, ma come qualcosa che ha preso forma tra ciò che si eredita e ciò che si sceglie di vivere.