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Dall'album

Texas Flood

Texas Flood

Stevie Ray Vaughan and Double Trouble · 1983 · Track 3

Dati

Duración5:20
ÁlbumTexas Flood
Año1983
ISRCUSSM18300229

La storia dietro

Stevie Ray Vaughan ha trasformato Texas Flood in un viaggio in cui il blues si estende fino a dove il manico della chitarra lo permette. Non è solo una canzone: è uno spazio in cui la chitarra trabocca di note lunghe, sostenute, come se ogni bend fosse una domanda a cui lo strumento risponde con un sospiro. Il brano originale di Larry Davis aveva già quella cadenza lenta, quell’aria di tempesta che non arriva mai del tutto, ma Vaughan gli ha dato un altro peso: ha aggiunto intere sezioni di assolo, quasi raddoppiandone la durata, e ha trasformato il blues in uno spettacolo di tecnica ed emozione cruda. Lo ha registrato in G, ma con la chitarra un semitono sotto, quindi in realtà suona in G-flat. Il risultato è un suono più spesso, più scuro, come se lo strumento respirasse più profondamente.

La prima volta che Vaughan ascoltò Texas Flood fu al club Antone’s di Austin, dove Angela Strehli glielo mostrò. Prima di allora, Albert King aveva portato Davis nello stesso posto, e lì Vaughan rimase affascinato da quei passaggi di chitarra che, anni dopo, sarebbero stati suoi. Quando lo registrò nel 1982 nello studio di Jackson Browne —in soli tre giorni e con attrezzatura presa in prestito— non cercava un successo di massa. Cercava un suono che sembrasse vivo, come se la band stesse suonando nel preciso momento in cui il pubblico lo ascoltava. L’album Texas Flood uscì l’anno successivo e raggiunse la posizione 64 nella Billboard 200, ma il brano che gli dà il nome divenne qualcosa di più: una dichiarazione di intenti. Dal vivo, Vaughan a volte suonava frammenti di questo brano dietro la schiena, e il pubblico impazziva. Non era solo musica: era teatro, era sudore, era il blues che portava la sua essenza al limite.