Inizio · Canzoni · Billie Holiday · Solitude
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Dall'album
Lover Man
Billie Holiday · 2005 · Track 8
Dati
La storia dietro
La prima volta che ascolti Solitude, rimani immobile, come se il tempo si fermasse in quell’istante. Non è solo la voce di Billie Holiday — è qualcosa di più: un sussurro che si insinua nella solitudine senza chiedere permesso. Il brano non ha fretta, ma non si trascina neppure. Ogni nota cade come un’ombra, e il silenzio tra una nota e l’altra pesa più delle parole. Il piano e il basso tracciano un percorso che Billie percorre con una calma che non inganna: sa di cosa parla.
Lo registrarono nel 1959, in uno studio che già sapeva di leggenda. Billie aveva allora 44 anni, ma la sua voce non suonava stanca; suonava vera. Solitude non nacque da un lampo improvviso di ispirazione, ma da anni passati ad ascoltare jazz nelle strade dell’Harlem e a cantare nei locali dove il denaro scarseggiava. Il testo non parla della solitudine come un concetto, ma come un luogo in cui si finisce quando il mondo non ha più nulla da offrire. Eppure, c’è qualcosa in questa resa che non suona come sconfitta: suona come resistenza.