La storia dietro
So Sad About Us, secondo DoReSol
La prima volta che ho sentito questo riff di chitarra, ho capito subito di trovarmi di fronte a qualcosa di diverso. Non è un assolo esplosivo né un accordo che ti lascia senza fiato, ma una melodia che ti entra in testa senza chiedere il permesso. “So Sad About Us” suona come un addio senza rimproveri, un addio che fa male perché l’amore rimane intatto. Il brano non incolpa nessuno: il narratore riconosce che, anche se la relazione è finita, il suo affetto non se ne andrà con essa. È proprio questa onestà che fa sì che, a distanza di decenni, band di ogni genere continuino a reinterpretarla. I The Breeders e i The Jam l’hanno fatta conoscere a un pubblico nuovo, ma in fondo tutti ne ripropongono la stessa essenza: chitarre brillanti, voci che si intrecciano senza essere del tutto levigate e una batteria che colpisce proprio dove deve.
Fu registrata nell’ottobre del 1966 agli studi IBC di Londra, con Pete Townshend alla composizione e Kit Lambert — insieme a Chris Stamp — alla produzione. La durata era di 3:09, anche se in alcune fonti risulta 2:57, e uscì nell’album *A Quick One*, pubblicato nel dicembre dello stesso anno nel Regno Unito. Negli Stati Uniti, dove *Happy Jack* era già un successo, il disco fu lanciato nell’aprile del 1967 con alcune modifiche alla tracklist. La cosa curiosa è che, in questo lavoro, Townshend non fu l’unico ad aver scritto: anche Roger Daltrey, John Entwistle e Keith Moon contribuirono con dei brani, cosa piuttosto insolita per la band. La canzone, originariamente pensata per i Merseys, finì per diventare una delle più reinterpretate del gruppo, persino più del resto dell’album. E non è un caso: quel suono grezzo, quell’equilibrio tra malinconia ed energia, finì per definire ciò che in seguito sarebbe stato chiamato power pop.
Dall'album
A Quick One
The Who · 1966
Dati
Crediti
Testo Pete Townshend
Musica Pete Townshend