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La storia dietro
Sé que hay algo más, secondo DoReSol
C'è qualcosa in Sé que hay algo más che non si esaurisce nei quattro minuti e quarantanove secondi che dura. Non è solo il ritornello orecchiabile che si ripete come un eco, né la miscela di ritmi che al primo ascolto sembrano sempre stati lì. Ciò che cattura è quella sensazione che la canzone stia raccontando qualcosa che l'ascoltatore già sa, ma che non arriva mai a nominare del tutto. Come se il brano ruotasse intorno a un segreto che tutti intuiscono, ma che solo la musica riesce a rivelare senza dirlo del tutto.
La canzone apparve in Tratar de Estar Mejor, l'album che nel 1994 lo portò di fronte a un pubblico più ampio rispetto al suo primo lavoro. A quel punto, Diego Torres non era più solo il ragazzo che aveva debuttato in TV con La Banda del Golden Rocket, ma l'artista che aveva venduto centinaia di migliaia di copie con un sound che mescolava reggae, ballate e funk. L'album fu registrato a Buenos Aires, con Cachorro López alla produzione, e sebbene non fosse il primo a portare il suo nome, fu quello che definì il suo stile: canzoni che sembrano una conversazione intima, ma con un ritmo che invita al movimento. Sé que hay algo más non fu il brano più promosso del disco, ma finì per essere uno di quei pezzi che la gente fischiettava senza rendersene conto, come se fosse sempre stato lì.
Dall'album
Luna nueva
Diego Torres · 1996 · Track 5
Dati