Inizio · Canzoni · Charly García · Pubis angelical
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Dall'album
Pubis angelical
Charly García · 1982 · Track 4
Dati
La storia dietro
La prima volta che ho ascoltato Pubis angelical, ho avuto la sensazione che Charly García avesse infilato un disco in vinile graffiato nel bel mezzo di un brano rock. Non è solo il suono distorto che apre la canzone, ma quella voce che sembra fluttuare sopra una pozza d’acqua stagnante. Il basso entra dopo, trascinandosi come se cercasse un’uscita da secoli, e la batteria segna un ritmo che non riesce mai a trovare il suo posto. È una miscela di urgenza e caos controllato, come se qualcuno avesse registrato tutto in una cantina con cavi scoperti. Il risultato è ipnotico: non sembra un errore, ma un piano che nessun altro avrebbe osato realizzare.
La canzone uscì nel 1985, ma non nacque in uno studio di lusso. García la compose a Buenos Aires, dove aveva sempre l’abitudine di mescolare l’esperimento con il popolare. Non cercava di suonare levigato; voleva che il brano respirasse da solo, anche se questo significava che il basso si staccasse dal ritmo o la voce si spezzasse a metà frase. Il Grammy per l’Eccellenza Musicale ricevuto anni dopo a Las Vegas — e il Premio Konex di platino nel 1985 come miglior strumentista rock dell’Argentina — confermano che, a volte, ciò che sembra un disastro è in realtà uno stile. Nel 2010, la Legislatura di Buenos Aires lo dichiarò cittadino illustre, ma a quel punto aveva già dimostrato da decenni che il rock non deve essere perfetto per essere grande.