La storia dietro
In Pezzo zero, Lucio Dalla esplora una forma di espressione vocale che va oltre le parole convenzionali. Invece di lettere con significato, l'artista usa la sua voce per creare una sequenza di suoni, onomatopee e rumori. È una scelta consapevole di rinunciare al linguaggio tradizionale per trasmettere sensazioni ed emozioni, un "nonsense" che riflette la personalità e l'intensità dell'artista. Questo approccio suggerisce una domanda interessante: se le parole possono esprimere la disumanizzazione e l'alienazione nelle relazioni, perché non usare suoni che sembrino anch'essi disumanizzati e svincolati dal loro significato abituale?
Questo brano strumentale, che include i vocalizzi di Dalla, fu pubblicato originariamente nel 1973 all'interno dell'album Il giorno aveva cinque teste. Successivamente, nel 1974, ebbe una nuova edizione in un singolo insieme a Anna Bellanna. L'album Il giorno aveva cinque teste segnò un punto di svolta nella carriera di Dalla, dando inizio alla sua fruttuosa collaborazione con il poeta Roberto Roversi. Questo lavoro, insieme ai successivi Anidride solforosa e Automobili, è considerato un pilastro nella sua traiettoria e nella storia della musica cantata in italiano. Dalla, con una formazione musicale che includeva il jazz e la pratica del clarinetto e del sassofono, era attratto dalla sperimentazione, arrivando a emulare lo stile vocale di artisti come James Brown, con un uso della voce deliberatamente dissonante e aspro, ed esplorando variazioni melodiche inaspettate.