La storia dietro
Questo brano, intitolato Outside the Wall, chiude l'arco narrativo di The Wall. Dopo il climax di "The Trial", dove il muro metaforico del protagonista Pink viene demolito, la canzone irrompe dolcemente. Lascia in sospeso il destino finale di Pink, suggerendo che mentre lui crolla, altri costruiscono le proprie barriere, un ciclo che si ripete. Il testo, scritto da Roger Waters, invita a riflettere sulle barriere sociali che ci autoimponiamo e su come questo possa portare alla solitudine. La durata è breve, appena un minuto e quaranta secondi, e nella sua versione in studio si percepisce un'atmosfera più intima, in contrasto con la potenza del resto dell'album. È una composizione in do maggiore, con una struttura semplice che invita all'introspezione.
La registrazione di Outside the Wall fu realizzata per l'album The Wall, pubblicato nel 1979. Il lavoro di produzione vide la collaborazione di Bob Ezrin, David Gilmour, James Guthrie e dello stesso Roger Waters. Nelle esibizioni dal vivo dell'epoca, la canzone acquisiva una dimensione comunitaria. I musicisti uscivano sul palco di fronte al muro già abbattuto, interpretando il brano con strumenti acustici, creando un momento di connessione diretta con il pubblico. In queste esibizioni, Roger Waters solitamente si occupava della voce principale e suonava il clarinetto, mentre David Gilmour eseguiva la mandolina e Richard Wright la fisarmonica. La versione che appare nel film Pink Floyd: The Wall è più estesa, superando i quattro minuti, e incorpora la National Philharmonic Orchestra e il Pontarddulais Male Choir, conferendole una sonorità diversa da quella dell'album.