La storia dietro
Nossas Vidas, secondo DoReSol
La prima volta che ho ascoltato Nossas Vidas, sono rimasto affascinato da quel riff che si ripete come un’eco tra i versi, quasi come se la canzone non potesse decidere se andarsene o restare. Non è un ritornello orecchiabile, ma qualcosa di più organico: un gioco di tensioni in cui la batteria di Carlos Maltz segna il passo con una precisione che non sembra provata, ma piuttosto come qualcosa che si portava dentro da anni. Il basso di Humberto Gessinger —che in questo disco non era ancora il suo strumento principale— si intreccia con le chitarre di Carlos Stein in un dialogo che non cerca di risolvere, ma di esplorare. Registrata in sole quattro settimane negli studi RCA di São Paulo, la canzone respira quell’urgenza di chi non ha tempo per le perfezioni, ma solo per catturare il momento.
Questo brano fa parte di Longe Demais Das Capitais, l’album che gli Engenheiros do Hawaii pubblicarono nell’ottobre del 1986 con un suono che sapeva ancora di ska e reggae, lontano dal rock più grezzo che li avrebbe definiti in seguito. Fu l’unico disco registrato con la formazione originale, prima che Marcelo Pitz lasciasse il basso nel 1987 per lasciare spazio a Augusto Licks. La band già suonava a Porto Alegre dal 1984, ma fu qui che trovarono un equilibrio raro: testi che mettevano in discussione senza predicare e melodie che sembravano proiettate nel futuro, anche se l’album non aveva ambizioni di massa. Nossas Vidas dura poco più di tre minuti, ma in quel tempo ci stanno più domande che risposte, come se ogni nota fosse un’interrogazione lanciata al vento.
Dall'album
Longe Demais Das Capitais
Engenheiros do Hawaii · 1986 · Track 4
Dati
Crediti
Testo Humberto Gessinger
Musica Humberto Gessinger