Inizio · Canzoni · Andrés Calamaro · Más duele
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Dall'album
Honestidad brutal
Andrés Calamaro · 1999 · Track 6
Dati
La storia dietro
La prima volta che ho ascoltato Más duele, sono rimasto incollato a quel piano che non sembra un piano. Non è un accompagnamento pulito né un riempimento melodico: è un colpo secco, quasi aggressivo, che si ripete come un battito che non vuole tacere. La voce di Andrés Calamaro entra lì, senza preavviso, come se stesse aspettando quel momento da anni. Non c’è un’introduzione lunga né abbellimenti: il brano parte dall’essenziale, e questa economia di risorse fa sì che ogni nota conti il doppio. Il basso e la batteria non seguono un ritmo convenzionale; si muovono in un tempo che si allunga e si contrae, come se la canzone respirasse al suo ritmo. Questo, unito ai cori che sembrano di un coro da bar ma con una precisione chirurgica, gli conferisce un’aria di qualcosa che già conosciamo ma che non avevamo mai ascoltato così.
Calamaro arrivò a Más duele dopo anni a suonare in band altrui e a formare le proprie, da Raíces in Uruguay fino ai primi abbozzi di ciò che poi sarebbe diventato Los Estereotipos. Prima di registrarla, aveva già passato il bandoneón, la chitarra elettrica e il piano con il suo maestro Osvaldo Calo, ma in questo brano si nota che non cercava di suonare come nessun altro. La registrò in un momento in cui il rock argentino iniziava a mescolare influenze senza pudore, e lui sfruttò quel caos controllato per creare qualcosa che suonava come una confessione più che come una canzone. Non ci sono dati su premi o record nella sua storia, ma c’è quella sensazione che, quando la ascolti, capisci perché alcuni brani resistono al passare del tempo senza invecchiare: perché sono nati da un luogo in cui la musica era urgente, non perfetta.