Inizio · Canzoni · The Beatles · Lovely Rita
La storia dietro
Lovely Rita, secondo DoReSol
La prima volta che ascolti “Lovely Rita” non ti rendi conto di trovarti di fronte a una canzone che gioca contemporaneamente sull’assurdo e sulla tenerezza. McCartney prende un termine che nell’Inghilterra dei Beatles suonava strano —«meter maid»— e lo trasforma nel fulcro di una storia che, come lui stesso ha poi chiarito, non è nata da un fatto reale. Il testo si snoda come una barzelletta musicale: il narratore si innamora di una donna che gli fa una multa e, invece di arrabbiarsi, le canta allegramente. Il dettaglio sta nel modo in cui la melodia, con quell’aria da music hall che si insinua tra gli accordi psichedelici, fa sì che il ridicolo suoni incantevole. Non è una canzone su una relazione, ma su come l’immaginazione possa trasformare un momento quotidiano in qualcosa di memorabile.
La registrazione fu un caos controllato. Iniziarono il 23 febbraio 1967 con otto take per fissare la base: Harrison alla chitarra, Lennon a un’altra, Starr alla batteria e McCartney al pianoforte. Il giorno dopo, lo studio si riempì di voci e risate. McCartney voleva che i cori suonassero come quelli dei Beach Boys, così invitò alcuni musicisti di passaggio — tra cui Tony Hicks degli Hollies e David Crosby — a unirsi a loro. Registrò la sua voce a velocità ridotta in modo che, una volta regolata, risultasse più acuta, e il team aggiunse effetti di nastro appesantito per conferire quell’atmosfera di festa disordinata. Persino le risate e i gemiti che compaiono alla fine non furono casuali: nacquero da un momento di puro divertimento in studio, dove usarono persino pettini e carta come kazoo improvvisati. George Martin, il produttore, la definì in seguito «anarchia», ma in senso positivo: una sessione in cui la musica nasceva dalla complicità e non dalle regole.
Dall'album
Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band
The Beatles · 1967
Dati
Crediti
Musica Paul McCartney, John Lennon