Inizio · Canzoni · Andrés Calamaro · Las dos cosas
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Dall'album
Honestidad brutal
Andrés Calamaro · 1999 · Track 14
Dati
La storia dietro
La prima volta che ho ascoltato Las dos cosas, ho avuto la sensazione che questa canzone non si esaurisca in un solo livello. Non è solo il ritmo che oscilla tra il coinvolgente e l’introspectivo, né il testo che gioca con immagini quotidiane ma cariche di doppio senso. Ciò che mi ha colpito di più è come il brano riesca a mantenere una tensione costante senza cadere nel banale: il basso e la batteria tessono una base che sembra semplice, ma che in realtà richiede precisione per non perdere il ritmo di quel dondolio tra il melodico e il ritmico. C’è un dettaglio tecnico che salta all’occhio quando lo si suona: il ponte, con quel cambio di accordo inaspettato, rompe la struttura più lineare del resto del brano e gli conferisce quell’aria di canzone che non si accontenta del convenzionale.
Calamaro non è arrivato a Las dos cosas dal nulla. Il suo percorso musicale è iniziato presto, con un bandoneón a otto anni e una prima composizione a dieci. Ma è stato in Uruguay che ha mosso i primi passi professionali, suonando le tastiere nella band Raíces dopo essere stato raccomandato da Sergio Makaroff. Prima di affermarsi come solista, ha fatto parte di gruppi come la Chorizo Colorado Blues Band con Augusto Gringui Herrera, e poi di progetti che spaziavano dal rock al pop più classico. È arrivato persino a sostituire Alejandro O'Donell nel gruppo Stress, dove ha incontrato Gustavo Cerati e Héctor Zeta Bosio, musicisti che in seguito sarebbero stati fondamentali per la sua stessa carriera. Questa mescolanza di influenze — dal blues al rock argentino — si avverte in canzoni come questa, dove convivono il grezzo e il raffinato. La registrazione di Las dos cosas non ha avuto lussi: è stata realizzata in studi in prestito con attrezzature basilari, eppure il risultato è stato un brano che, senza volerlo, è diventato uno di quei pezzi che resistono al passare del tempo.