La storia dietro
José sabía, secondo DoReSol
La prima volta che ho sentito José sabía, sono rimasto affascinato da quel ritmo che non assomiglia a nulla di ciò che avevo ascoltato prima. Non è un brano che rimane in testa per la sua melodia orecchiabile, ma per come la band riesce a far sì che ogni strumento — dalle trombe al basso — sembri raccontare una storia propria. C’è qualcosa nel modo in cui La Vela Puerca mescola ska e rock che rende il brano memorabile senza bisogno di ritornelli esplosivi. Il suono dei tromboni, ad esempio, non è solo un ornamento: è come se ogni nota respirasse insieme al resto, creando un’atmosfera che sembra più vicina a un tramonto sulla costa uruguaiana che a una canzone registrata in studio.
La storia dietro José sabía inizia molto prima che esistesse il disco. Nel 1995, La Vela Puerca si formò a Montevideo con Sebastián Teysera, “el Enano”, alla guida, e fin dall’inizio cercarono un suono che mescolasse rock e ritmi caraibici con testi che parlassero del quotidiano senza scadere nel banale. Il loro primo lavoro, Deskarado, uscì grazie a un concorso locale e attirò l’attenzione di Claudio Taddei, che lo plasmò in studio. Ma la cosa interessante è che il brano in sé non nacque con quel disco: emerse durante le tournée dell’estate del ’98, quando suonarono al Teatro de Verano di Montevideo e aprirono addirittura per Los Piojos. A quel punto, avevano già un disco d’oro in mano, ma mancava qualcosa di più grande. Fu Gustavo Santaolalla che, remixando Deskarado e rilanciandolo nel 1999 sotto l’etichetta Surco/Universal, aprì loro le porte dell’Argentina. Lì, durante la tournée “Girafónica” dell’estate 2000, il gruppo scoprì di poter connettere con pubblici che non conoscevano la loro musica. Poi arrivò De bichos y flores, registrato tra Buenos Aires e Los Angeles nel 2001, ma José sabía risuonava già da anni nei loro concerti, come un brano che la band suonava senza sapere che sarebbe diventato parte del loro DNA.
Dall'album
De bichos y flores
La Vela Puerca · 2001 · Track 10
Dati