Accordi in preparazione
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La storia dietro
Into My Own Hands, secondo DoReSol
L'intro di Into My Own Hands non suona come un semplice gancio: è una spirale di tastiere che si avvolge in un pattern di 5/4, qualcosa di raro nel pop di metà anni '80. La batteria, più simile a un battito che a un colpo, dona un'aria ipnotica, come se la canzone respirasse al rallentatore. Non è il tipo di struttura che si trova nei successi radiofonici dell'epoca, eppure lì risiede la sua forza: un rischio calcolato che finisce per essere coinvolgente.
Fu registrata presso gli Real World Studios, un luogo dove il suono sembra più organico rispetto agli studi convenzionali di Los Angeles. Gli ingegneri Paul DeVilliers e Lois Oki lasciarono che sintetizzatori e chitarre convivessero senza forzature, mentre Mick Guzauski e Mike Shipley —nel mixaggio— bilanciarono quel caos apparente finché tutto non andò a posto. Durò cinque minuti e dodici secondi, tempo più che sufficiente perché la canzone non avesse fretta, ma nemmeno si perdesse in ripetizioni vuote.
Dall'album
Welcome to the Real World
Mr. Mister · 1985 · Track 5
Dati