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La storia dietro
Insensatez, secondo DoReSol
João Gilberto registrò Insensatez nel 1958, ma il brano non nacque nello studio. Il tema esisteva già come parte di Canção do Amor Demais, il disco di Elizeth Cardoso in cui Tom Jobim e Vinícius de Moraes unirono le loro firme nelle melodie e nei testi. La novità arrivò quando Gilberto —che all'epoca girovagava per Rio de Janeiro dopo aver lasciato la breve esperienza nella band Garotos da Lua— decise di portare quel materiale alla sua chitarra e dargli forma con il suo stile: frasi cantate quasi sussurrate, attacchi ritmici che anticipavano o ritardavano con la precisione di un orologiaio, e un silenzio pulito dove altri avrebbero inserito respiri o abbellimenti. Il risultato fu un pezzo di 2:25 che, senza orchestrazioni né cori, suonava completo.
Ciò che rende speciale Insensatez non è solo la sua brevità, ma come Gilberto lo trasformò in uno specchio della sua stessa ricerca. Tra il 1950 e il 1958, il musicista era passato dal suonare nei bar a essere cacciato dai gruppi, dal vivere di piccoli incarichi a chiudersi con la sua chitarra fino a trovare quel suono "a metà strada tra il jazz e il samba", come lo descrisse in seguito. Il brano, quindi, non fu una scoperta isolata: fu la prova che quella tecnica —il suo modo di pizzicare le corde e modulare la voce— poteva sostenere una melodia da sola. E lo fece con una economia di mezzi che avrebbe poi definito la Bossa Nova: senza abbellimenti, senza grida, solo la chitarra e una voce che sembra cantare sul limite di un sussurro.
Dall'album
João Gilberto
João Gilberto · 1962 · Track 11
Dati