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La storia dietro
I Was in Chains, secondo DoReSol
La prima volta che ho ascoltato I Was in Chains, sono rimasto affascinato da quel suono che sembra provenire da un vecchio altoparlante ma con una chiarezza che non perde forza. Non è una canzone che procede in linea retta: ha un ritmo che si allunga nei ritornelli e si contrae nei versi, come se respirasse. Il basso segna il passo con una linea che non molla, mentre la batteria colpisce con una cadenza poco comune nel pop di metà anni ’80. Non è un brano che si ascolta alla radio tutti i giorni, ma quando arriva, si nota che non è come gli altri.
Questo brano fa parte di The Secret of Association, il secondo album di Paul Young che nel 1985 raggiunse la prima posizione nelle classifiche britanniche e arrivò alla Top 20 negli Stati Uniti. L’album non solo vendette oltre 600.000 copie nel Regno Unito — doppio disco di platino — e 500.000 negli USA — disco d’oro —, ma consolidò anche Young come artista che mescolava cover a brani originali. Anzi, cinque delle canzoni dell’album furono scritte insieme al suo tastierista Ian Kewley, qualcosa che nel suo primo lavoro, No Parlez, non era stato così evidente. La registrazione non puntava a un suono levigato: il risultato ha quel calore che a volte si ottiene solo quando l’attrezzatura non è la più moderna, ma il gruppo è in sintonia.
Dall'album
The Secret of Association
Paul Young · 1985 · Track 11
Dati