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La storia dietro
I Don't Want No Woman, secondo DoReSol
I Don’t Want No Woman non sembra un brano registrato nel 1968. Ha un’urgenza che trascende il tempo: il basso e la batteria si intrecciano con una chitarra che non chiede permesso, e la voce di Magic Sam avanza come se ogni nota fosse un passo più vicino a qualcosa che ormai non può più evitare. Non è blues da museo, né un disco per collezionisti. È un pugno di minuti in cui il suono sembra vivo, come se qualcuno avesse collegato direttamente la corrente della strada all’amplificatore.
Fu registrato a Chicago, in un’epoca in cui il blues della città sapeva ancora di sudore e notti interminabili. Robert G. Koester, il produttore, non cercava di perfezionare ogni dettaglio: voleva che il disco respirasse. Ecco perché West Side Soul — l’album in cui appare — suona come qualcosa di realmente suonato, senza filtri. Tra le canzoni ci sono versioni già esistenti, ma qui acquistano un’altra pelle: All Your Love, ad esempio, suona più tagliente, come se la band avesse deciso che non c’era tempo per le nostalgie. E poi c’è Sweet Home Chicago, che in altre mani è un inno, ma qui sembra una sfida: meno turistico, più padrone dell’angolo.
La durata esatta è di tre minuti e trentotto secondi, ma in quel lasso di tempo non c’è spazio per riempitivi. Ogni strumento ha il suo momento per brillare senza sovrapporsi, e la voce di Magic Sam non si nasconde: pretende attenzione, come se stesse cantando per qualcuno che non vuole sentire scuse. Non è un disco da tenere in una teca. È per metterlo a tutto volume e lasciare che il suono riempia la stanza.
Dall'album
West Side Soul
Magic Sam Blues Band · 1967 · Track 5
Dati
Crediti
Testo Don Robey
Musica Don Robey