La storia dietro
La storia di *Everything Happens To Me* si intreccia con la vita e l'opera di Billie Holiday, una figura la cui carriera è stata segnata da un profondo legame con il jazz e da una complessa narrativa personale. Nata Eleanora Fagan Gough nel 1915 a Filadelfia, e conosciuta anche come Lady Day, il suo percorso l'ha condotta da un'infanzia difficile a Baltimora, con genitori molto giovani, a diventare una delle voci più influenti del genere. Suo padre, Clarence Holiday, un chitarrista, lasciò la famiglia quando lei era solo una bambina. Sua madre, Sarah Fagan, anch'essa molto giovane, la lasciava spesso alle cure di altri, il che si tradusse in un'infanzia piena di sfide.
La sua incursione nel mondo della musica, iniziata intorno al 1930, avvenne in un contesto di necessità. A New York, affrontando la possibilità di sfratto per mancato pagamento, Billie cercò disperatamente un modo per generare reddito. Entrando in un locale di Harlem, tentò senza successo di lavorare come ballerina. Tuttavia, un pianista, commosso dalla sua situazione, le diede l'opportunità di cantare. Fu in quel momento che il suo talento vocale si manifestò, portandola a ottenere un impiego stabile. Il suo apprendimento musicale non derivò da un'educazione formale, ma dall'ascolto attento di artisti come Bessie Smith e Louis Armstrong. Il film biografico del 1972, *Lady Sings the Blues*, diretto da Sidney J. Furie, ritrae parte di questo percorso, mostrando la sua trasformazione da giovane in circostanze precarie a stella del jazz, nonostante le sue lotte personali, come la dipendenza dall'eroina e la perdita di persone care. La performance di Diana Ross nei panni di Holiday in questa produzione le valse una nomination all'Oscar come Miglior Attrice nel 1973, e il film fu presentato al Festival di Cannes nello stesso anno.