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🇺🇸 Stati Uniti · 1953–presente

The Drifters

Il suono di The Drifters è un ponte tra il gospel e il primo R&B, con voci che si intrecciano in armonie pulite e un ritmo che pulsa come un battito costante. Non erano solo un gruppo, ma un insieme di voci che si ridefinivano e riassemblavano ogni volta che qualcuno lasciava, quasi che il nome stesso —Drifters— fosse un avvertimento su quanto effimera potesse essere la stabilità. Il loro marchio non sta in una formazione unica, ma nel modo in cui ogni nuova voce si adattava a uno stile che già suonava classico prima ancora di finire di registrare: cori che si innalzano come onde, bassi che ancorano il groove e tenori che tagliano l’aria con agilità. C’è però un dettaglio che ne definisce l’identità: la mano di Ahmet Ertegun alla Atlantic Records, che li mise sotto contratto quando Clyde McPhatter lasciò Billy Ward and His Dominoes nel 1953 per avviare il suo progetto. Non erano un gruppo qualsiasi; erano un esperimento di fusione tra sacro e profano, con McPhatter alla guida che portava il suo tenore acuto, quello stesso che aveva reso famosi i Dominoes.

La prima grande scossa arrivò con "Money Honey" nel 1953, un brano che non solo spopolò nelle radio, ma aprì loro le porte al successo commerciale. Ma la svolta più interessante avvenne quando, dopo la partenza di McPhatter nel 1954, il gruppo passò sotto il controllo di George Treadwell, un manager che acquistò i diritti del nome e trasformò i Drifters in una macchina di turn-over di musicisti. Treadwell pagava salari bassi e pretendeva risultati, portando a continui cambi di formazione. Un momento chiave fu quando Johnny Moore prese il testimone nel 1955: la sua voce, più grave di quella di McPhatter, diede una nuova direzione al suono del gruppo, come si sente in "Adorable" o "Ruby Baby". Ma il vero salto arrivò dalle mani dei produttori Jerry Leiber e Mike Stoller, che nel 1956 li portarono a lavorare su uno stile più raffinato, quasi come se avessero ricevuto una guida su come suonare nel futuro. Fu allora che il gruppo trovò la sua formula: armonie impeccabili, arrangiamenti che brillavano senza eccessi e testi che parlavano d’amore con una punta di malinconia urbana.

1 Canzoni
1,1M Ascoltatori/mese

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Canzoni essenziali

Dati, premi, membri e altro

Altro su The Drifters

Biografia

Tra il 1959 e il 1965, con Ben E. King come voce principale, i Drifters registrarono alcune delle loro canzoni più durature. "There Goes My Baby" (1959) è un esempio perfetto: l’arrangiamento di archi, quel *doo-wop* che si dissolve nell’aria e la voce di King, che sale e scende come una marea, trasformarono il brano in un inno immediato. Seguirono successi come "Save the Last Dance for Me" (1960) e "Under the Boardwalk" (1964), quest’ultimo con un ritmo che sembra uscito da un pomeriggio estivo in spiaggia. Eppure, anche con quei numeri uno nella classifica *Billboard*, il gruppo rimase un puzzle di membri temporanei. Treadwell gestiva il nome come un bene personale, e sebbene i Drifters originali siano stati inseriti nella Vocal Group Hall of Fame, la storia ufficiale si divise in due: una versione legata a McPhatter e un’altra a King. Al di là dei riconoscimenti, ciò che rimane è la musica: tredici successi nella *Billboard* Hot 100 e sei numeri uno nella classifica R&B, tutti registrati tra arrivi e partenze, tra voci che svanivano e altre che arrivavano solo per un breve periodo.

Dati

Nacimiento
1 may 1953
País
🇺🇸 Stati Uniti
Género
doo-wop

Etichette discografiche

Atlantic Bell Neon