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🇮🇹 Italia · 1966 — presente

Le Orme

Le Orme nacquero nel cuore industriale di Venezia, a Marghera, dove il rumore delle fabbriche si mescolava a quello delle chitarre. Non erano una band qualsiasi: erano quattro giovani che cercavano qualcosa di più che suonare cover nei locali alla moda. Nino Smeraldi, chitarrista, e Aldo Tagliapietra, un muranese di ventun anni appena vincitore di un concorso per cantautori, decisero di formare il loro gruppo. Con Claudio Galieti al basso e Marino Rebeschini alla batteria, il quartetto provò la fortuna in un provino per la Emi, ma vennero respinti. Non si arresero: nel 1967 registrarono un singolo, Fiori e colori, e lo pubblicarono anche in inglese come Flowers and Colours, seguendo la moda del momento. Ma il nome che scelsero inizialmente, Le Ombre, in omaggio agli Shadows, non durò a lungo: in veneziano “ombra” significa anche “bicchiere di vino”, e un altro gruppo della zona aveva già quel nome. Optarono quindi per Le Orme, un gioco di parole che, senza volerlo, avrebbe segnato il loro stile: tra il classico e il moderno, come una traccia che lascia un’impronta.

Il salto arrivò quando Rebeschini lasciò la band per la leva militare e fu sostituito da Michi Dei Rossi, un batterista proveniente dagli Hopopi, la band più forte della scena locale e che aveva partecipato al Festival Beat di Liverpool come ospite dei Los Bravos. Con lui alla percussione, il gruppo acquistò forza sul palco, soprattutto al Piper di Roma, un luogo dove il rock italiano iniziava a prendere forma. Nel 1968 pubblicarono Senti l'estate che torna —e la sua versione in inglese, Summer Comin'— per il concorso Un disco per l'estate. A quel punto avevano già aggiunto Tony Pagliuca, tastierista ed ex leader degli Hopopi, che portò una visione diversa: i tasti non sarebbero stati solo un ornamento, ma il cuore del loro suono. Quell’anno registrarono Ad gloriam, un disco che sapevano non avrebbe venduto molto (“l’abbiamo fatto per la gloria”, dicevano), ma che permise loro di liberarsi dalla CAR Juke Box e abbandonare per sempre il beat. La musica divenne più complessa, più ambiziosa, come se cercassero un percorso che ancora non esisteva.

1 Album
7 Canzoni
60K Ascoltatori/mese

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Canzoni essenziali

1 album · 1973

Discografia completa

Dati, premi, membri e altro

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Biografia

La trasformazione divenne evidente nel 1969, quando la chiamata alle armi allontanò Galieti dalla band. Tagliapietra passò al basso, e Dei Rossi, anch’egli arruolato, fu temporaneamente sostituito da Dave Baker, un inglese che li aiutò a registrare due brani chiave: una versione del Concerto brandeburghese n. 3 di Johann Sebastian Bach e Blue Rondo à la Turk di Dave Brubeck. Questi pezzi, che all’epoca rimasero semplici demo, finirono per essere il seme del rock progressivo italiano. Ma il pubblico non era pronto: solo nel 1973 vennero pubblicati come singolo Irene, un disco che, secondo loro, “non era per il pubblico italiano di allora”. Eppure quel gesto —registrazioni audaci, suoni che sfidavano il momento— li rese pionieri. Mentre altre band seguivano il ritmo commerciale, Le Orme camminavano su un terreno nuovo, dove le note del beat svanivano per lasciare spazio ad arrangiamenti più profondi, più personali. E sebbene in quel periodo abbiano pubblicato altri singoli poi raccolti in L'aurora delle Orme —una compilation non autorizzata che il mercato ritirò in fretta—, il loro vero lascito era già in atto: stavano scrivendo le prime pagine di un genere che ancora non aveva nome.

Dati

Nascita
1 gen 1966
Paese
🇮🇹 Italia
Genere
Rock progressivo