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La storia dietro
The Tide Is High, secondo DoReSol
Nel 1980, Blondie ha dato una svolta inaspettata a una canzone giamaicana degli anni ’60, trasformandola in un successo di massa. Originariamente registrata dai The Paragons nel 1967 come parte del loro album On the Beach, "The Tide Is High" era un brano di rocksteady con un ritmo che trascinava l’ascoltatore. Ma quando Deborah Harry e la sua band l’hanno adattata per Autoamerican, hanno aggiunto un tocco di new wave con arrangiamenti di ottoni e archi che l’hanno resa fresca e ballabile. Il risultato è stato un brano che non solo ha dominato le classifiche negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma è diventato anche il terzo numero uno della band nella Billboard Hot 100. Curiosamente, sebbene la versione di Blondie mantenga l’essenza dell’originale, la produzione di Mike Chapman e i dettagli di registrazione — come i soli di violino e i cambi di tempo — le hanno conferito un carattere unico che la distingue dal resto del loro repertorio.
Il brano non è nato in uno studio di registrazione convenzionale. Gli ingegneri del suono Lenise Bent, Gary Boatner e Doug Schwartz hanno lavorato con attrezzature prestate in sessioni che si sono protratte per giorni, cercando quel suono che unisse il reggae al pop degli anni ’80. L’album Autoamerican, pubblicato nel novembre 1980, ha segnato un punto di svolta per la band: mentre i loro lavori precedenti esploravano il punk e il disco, qui hanno sperimentato il rap con "Rapture" e il reggae con "The Tide Is High", dimostrando di poter reinventarsi senza perdere la propria identità. Il brano è stato addirittura ristampato nel 2014 per la raccolta Greatest Hits Deluxe Redux, in occasione del 40° anniversario di Blondie, ma la sua versione originale rimane quella che meglio cattura quel momento in cui la band ha realizzato qualcosa che nemmeno loro si aspettavano: prendere una melodia altrui e farla propria.
Dall'album
Autoamerican
Blondie · 1980 · Track 4
Dati