Inizio · Canzoni · Ennio Morricone · The Good, the Bad and the Ugly

Film Music Masterworks - Ennio Morricone

di Ennio Morricone · Album Film Music Masterworks - Ennio Morricone

The Good, the Bad and the Ugly

Durata 2:51

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Dall'album

Film Music Masterworks - Ennio Morricone

Film Music Masterworks - Ennio Morricone

Ennio Morricone · 2006 · Track 5

Dati

Duración2:51
ÁlbumFilm Music Masterworks - Ennio Morricone
Año2006

La storia dietro

Il brano “The Good, the Bad and the Ugly” non inizia con una melodia: parte con due note brevi che risuonano come un ululato in lontananza, come se fosse il deserto stesso a respirare prima che la storia abbia inizio. Quei due colpi secchi, quasi un sospiro strumentale, sono la firma di Ennio Morricone in questo brano del 1966. Il resto del brano si sviluppa attorno a quel minimo accenno, aggiungendo strati di fischi, archi tesi e percussioni che sembrano imitare il galoppo dei cavalli o il vento tagliente dei paesaggi di Sergio Leone. Non ci sono voci, non ci sono testi, solo suoni che dipingono la scena prima che i personaggi appaiano sullo schermo. Quella parsimonia di mezzi — un paio di note e una manciata di strumenti — è ciò che fa sì che questa musica rimanga impressa nella memoria come un’eco.

La registrazione originale fu realizzata a Roma per la colonna sonora dell’omonimo film, con Bruno Nicolai alla guida dell’orchestra. Ma fu nel 1968 che il brano prese davvero vita, quando Hugo Montenegro e il suo team decisero di dargli un tocco pop. Come racconta il musicista Tommy Morgen nel libro di Hyatt, la sessione durò un solo giorno negli studi RCA, e il risultato fu una versione che spopolò nelle classifiche. L’ocarina di Art Smith e il fischio di Muzzy Marcellino le conferirono un’atmosfera più accessibile, senza però perdere quell’essenza western che Morricone aveva immaginato. Raggiunse il secondo posto della Billboard Hot 100 nel giugno di quell’anno, subito dietro a «Mrs. Robinson» di Simon & Garfunkel, e rimase per quattro settimane al primo posto delle classifiche britanniche alla fine del 1968. La cosa curiosa è che Montenegro non intendeva competere con l’originale, ma piuttosto catturarne l’energia in un formato che suonasse fresco per le radio dell’epoca.