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La storia dietro
Lacrime di gioventù, secondo DoReSol
Se c'è una canzone di Nuovi eroi che coglie quel momento in cui il pop italiano degli anni '80 diventa intimo e malinconico, è Lacrime di gioventù. Non è solo un altro brano dell'album: sembra una confessione tardiva, quella miscela di nostalgia e urgenza che Ramazzotti riuscì a trasmettere in frasi brevi ma dense. Il ritornello, con quella svolta vocale che si prolunga nell'aria, sembra fermarsi appena prima di cadere nella ripetizione, come se ogni parola pesasse più di quella precedente. Non è una canzone da ascoltare in sottofondo; richiede attenzione, quasi come se il cantante fosse lì, dall'altra parte dell'altoparlante, a raccontare qualcosa che non aveva mai detto a nessuno prima.
Registrata nel 1986 insieme al resto dell'album, Lacrime di gioventù nacque in un momento chiave per Ramazzotti: il secondo disco della sua carriera, prodotto da Piero Cassano, che aveva già lavorato con figure come Adelio Cogliati. Il brano non fu semplice, ma fece parte di quel gruppetto di canzoni che definirono il sound di Nuovi eroi, un album che raggiunse la vetta in Italia, Svizzera e Austria. Durava 4:53 nella sua versione completa, un minuto in più rispetto all'edizione radiofonica, dove gli arrangiamenti si allungano con passaggi strumentali che gli conferiscono quell'aria tra epico e domestico. Quando l'album uscì, il cantante già da anni si spostava tra Roma e gli studi, sperimentando formule che avrebbe poi ripetuto più e più volte: melodie orecchiabili, testi che parlano d'amore e tempo perduto, e quella voce nasale che divenne il suo marchio di fabbrica.
Dall'album
Nuovi eroi
Eros Ramazzotti · 1986 · Track 6
Dati