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La storia dietro
La Vie en rose, secondo DoReSol
Quando Édith Piaf suggerì una melodia a Marguerite Monnot, quest'ultima la scartò come una sciocchezza. La musica, infine attribuita a Louiguy e possibilmente completata da Robert Chauvigny, trovò la sua casa nella voce di Piaf. Il testo, scritto dalla cantante stessa, parlava della felicità di trovare un vero amore, un messaggio che risuonò profondamente dopo i difficili anni della Seconda Guerra Mondiale. Inizialmente, coloro che circondavano Piaf non credevano nel potenziale di questa composizione, considerandola meno incisiva di altre del suo repertorio. La conservò per un po', ma l'anno seguente cambiò idea e la presentò dal vivo per la prima volta nel 1946, diventando rapidamente una favorita del pubblico.
Il vero decollo internazionale di La Vie en rose arrivò nel 1950, quando raggiunse una notevole popolarità negli Stati Uniti. Sette diverse interpretazioni della canzone riuscirono a entrare nelle classifiche di Billboard, incluse versioni di artisti come Tony Martin, Paul Weston, Bing Crosby (registrata il 22 giugno di quell'anno), Ralph Flanagan, Victor Young, Dean Martin e Louis Armstrong. La canzone, il cui titolo si traduce come "la vita in rosa", divenne un emblema dell'artista, incapsulando la gioia che porta l'amore genuino. È interessante notare che, prima che questa versione diventasse popolare, Piaf si era già esibita in un locale notturno chiamato appunto "La Vie en Rose" nel 1943. Fu Marianne Michel a interpretarla prima di Piaf, apportando una piccola modifica al testo, cambiando "les choses" con "la vie."
Dall'album
Chansons parisiennes
Édith Piaf
Dati