La storia dietro
Jesús verbo no sustantivo, secondo DoReSol
Questa canzone non è solo una canzone: è un sermone sotto forma di ballata, in cui “Jesús verbo, non sostantivo” si inserisce nella discografia di Ricardo Arjona come un brano che non chiede scusa per la sua crudezza. Qui non c’è né la dolcezza delle sue ballate successive né il ritmo orecchiabile dei suoi successi commerciali; al contrario, il brano si regge su un testo che mette in discussione la fede dall’interno, utilizzando immagini quotidiane per parlare del divino come se fosse un vicino qualsiasi. La durata di sei minuti e quarantasette secondi non è casuale: ogni strofa si snoda con la pazienza di chi sa che ciò che dice non va ascoltato a metà.
Registrato nel 1993 come parte di *Animal Nocturno*, il quarto album in studio dell’artista, questo brano è nato in un momento cruciale per Arjona. L’album uscì un anno dopo che il cantante aveva già iniziato a sentire il peso della fama, e nei suoi testi si nota quell’equilibrio tra la ribellione giovanile e la raffinatezza che sarebbe arrivata in seguito. Non è un disco di transizione, ma un album che segna un prima e un dopo: il momento in cui Arjona ha smesso di essere il ragazzo di paese per diventare un narratore che osserva il mondo da una distanza che lui stesso si è imposto. Il fatto che questo brano sia stato incluso in *Animal Nocturno* — e non nei suoi lavori più commerciali — la dice lunga sul suo ruolo nella carriera dell’artista: non è un successo facile, ma il seme di ciò che sarebbe venuto dopo.
Dall'album
Animal nocturno
Ricardo Arjona · 1992 · Track 3
Dati