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La storia dietro
I’m Not Dead, secondo DoReSol
Il brano I’m Not Dead di Pink è un colpo diretto: inizia con un riff di chitarra che non chiede permesso e si piazza al centro della canzone senza giri di parole. Non c’è spazio per i dubbi in quei primi secondi; il suono è grezzo, con una batteria che spinge senza sosta e una voce che sembra sul punto di spezzare qualcosa, ma senza perdere il controllo. Ciò che salta all’occhio è quella miscela di atteggiamento e vulnerabilità che Pink gestisce come nessun altro: un testo che urla “non mi arrenderò” mentre la musica suona come pura sfida.
Questo brano arrivò in un momento chiave per Pink. Dopo una pausa di tre anni, pubblicò I’m Not Dead nell’aprile 2006 come primo singolo del suo quarto album, che portava lo stesso titolo. Il disco fu la sua risposta a un periodo in cui molti pensavano avesse perso smalto, ma invece di ammorbidire il suo sound, lo rese più duro. La canzone non solo tornò sulle radio, ma divenne un inno per chi aveva bisogno di una spinta per andare avanti. Prodotta da Al Clay e Billy Mann, la registrazione ha quell’aria di studio casalingo ma levigato, come se ogni strumento fosse esattamente dove doveva essere perché il messaggio non andasse perso. E, caspita, non andò perso: il brano entrò nella Billboard Hot 100 e ci rimase, dimostrando che ciò che a volte sembra un ritorno è in realtà solo l’inizio di qualcosa di nuovo.
Dall'album
I'm Not Dead
P!nk · 2018 · Track 6
Dati