La storia dietro
Falta amor, secondo DoReSol
Falta amor parte con un ritmo che si pianta sin dalla prima battuta: la batteria segna un impulso fermo, la chitarra solista disegna melodie che salgono e scendono come un dondolio, e l’armonica si insinua tra i versi con quell’aria nostalgica che li contraddistingue. Non è solo il tempo a catturare — è il modo in cui il basso e la chitarra si intrecciano in un dialogo che sembra improvvisato, ma che in realtà è stato provato al millimetro. Il ritornello, con la sua ripetizione insistente ma mai monotona, funziona come una calamita: una volta che entra, è difficile staccarsene.
Lo registrarono nel 2012, proprio quando la band aveva già consolidato da decenni la sua presenza nel rock latino, senza perdere quella freschezza che li aveva portati a suonare forte in Australia e in Spagna all’inizio. A quel punto, avevano già varcato i confini: Stati Uniti, Europa Occidentale, Asia e Medio Oriente li ascoltavano con attenzione. Il brano non cercava di suonare come un successo di massa — solo come ciò che era: una canzone che respira tra pop e rock, con quel marchio inconfondibile di Maná. E sebbene i numeri parlino di premi — quattro Grammy, sette Latin Grammy, tredici Lo Nuestro — qui ciò che conta è come quel suono, registrato in qualche studio di Hollywood, sia finito per risuonare in angoli dove il rock non è sempre il padrone.
Dall'album
Falta amor
Maná · 1990 · Track 6
Dati
Crediti
Testo Fher Olvera
Musica Fher Olvera