La storia dietro
Every Planet We Reach Is Dead, secondo DoReSol
L'atmosfera di _Every Planet We Reach Is Dead_ ti avvolge fin dal primo istante con un suono d'organo che segna il tempo, creando una sensazione malinconica. Il testo parla di una connessione interrotta, una relazione perduta con la figura di "Madre Natura", una ragazza menzionata nel brano. Questo messaggio risuona con altri brani dell'album Demon Days, come O Green World e Fire Coming Out of the Monkey’s Head, poiché il disco nel suo complesso esplora l'idea dell'autodistruzione umana e di come le cose naturali vengano distorte. La visione di Madre Natura, sebbene ancora bella, è ora offuscata dall'avanzare della civiltà. Il titolo stesso, _Every Planet We Reach Is Dead_, suggerisce una fatalità: ogni nuovo luogo che raggiungiamo non è che sia morto, ma che è condannato a morire; sembra che siamo predestinati a distruggere tutto ciò che tocchiamo.
Questo brano, l'ottavo del secondo album in studio dei Gorillaz, Demon Days, è stato registrato presso lo Studio 13 a London, United Kingdom. L'album è stato pubblicato nel maggio 2005, prima in Giappone l'11 maggio, seguito dal Regno Unito il 23 maggio e dagli Stati Uniti il 24 maggio, sotto le etichette Parlophone e Virgin Records rispettivamente. La produzione principale è stata curata da Danger Mouse, con la collaborazione della band, Jason Cox e James Dring. Un dettaglio musicalmente significativo è la partecipazione di Ike Turner, uno degli ultimi contributi di questo leggendario musicista, che ha registrato un assolo di pianoforte per la canzone prima della sua scomparsa nel 2007. Il missaggio del brano è stato curato da Jason Cox, Danger Mouse e dagli stessi Gorillaz.
Dall'album
Demon Days
Gorillaz · 2005 · Track 8
Dati