La storia dietro
Clones, secondo DoReSol
Clones suona come uno specchio rotto: la stessa melodia che si ripete, ma mai uguale. Il brano avanza con un ritmo che sembra camminare in circoli, come se ogni giro fosse un tentativo di afferrare qualcosa che sfugge sempre. La batteria segna il passo con una precisione che non perdona, mentre le trombe —sempre presenti in La Vela Puerca— si intrecciano con i riff di chitarra in un dialogo che non trova mai una risoluzione. È quella tensione tra il ripetitivo e l’organico a far sì che il brano non sembri un semplice loop, ma una domanda senza risposta.
Il brano è nato nello stesso processo che ha dato forma a El Impulso, il quarto album della band. Tra novembre e dicembre 2006, La Vela Puerca ha registrato in tre studi diversi: Panda Studios a Buenos Aires, IFU a Montevideo e Casa Blanca ad Atlántida. Il processo non è stato lineare: il missaggio è stato ultimato solo a febbraio 2007, e il mastering è stato realizzato da Tom Baker a Los Angeles. Il risultato è un suono che, pur essendo stato registrato in più sessioni, sembra una singola presa. Juan Campodónico ha diretto la produzione artistica, donando quell’equilibrio tra rozzezza e levigatezza che caratterizza il disco. Con soli 3:28 di durata, Clones racchiude quella ricerca della perfezione nell’imperfezione, dove ogni nota sembra pensata per durare un secondo in più del necessario.
Dall'album
El impulso
La Vela Puerca · 2007 · Track 6
Dati