Inizio · Canzoni · Laura Pausini · Amori infiniti
La storia dietro
Amori infiniti, secondo DoReSol
La prima volta che ho ascoltato Amori infiniti, ho avuto la sensazione che Laura Pausini avesse realizzato qualcosa di più di una semplice canzone: aveva creato un piccolo universo di melodie che si muovono tra l’intimo e l’universale. Non è solo il tema dell’amore eterno che tutti conosciamo, ma come quel sentimento si dispiega in un ritmo che sembra respirare al passo della voce di Pausini. La struttura è semplicistica all’apparenza, ma è proprio lì che sta il dettaglio: l’arrangiamento non rimane statico, fluisce con una cadenza che invita a canticchiare senza rendersene conto, come se la canzone fosse stata composta per essere cantata a bassa voce, nella solitudine di un tramonto.
Questo brano è nato in un momento fondamentale per Pausini. Appare in Laura, il suo secondo album in studio, pubblicato nel febbraio 1994, proprio mentre l’artista italiana si esibiva al Festival di Sanremo nella categoria Giovani. Nonostante sia arrivata terza nella finale, il disco vendeva già da mesi copie in Europa e in America Latina, e Amori infiniti è diventato uno di quei pezzi che, pur non essendo il più promosso, è finito per fare da ponte tra il suo sound italiano e il pubblico ispanofono. La canzone dura esattamente 3 minuti e 40 secondi, tempo sufficiente perché la melodia si stabilizzi senza stancare, ma con spazio affinché ogni strumento — dal pianoforte agli archi — abbia il suo momento. Per Pausini, questo album ha segnato l’inizio di una carriera che, anni dopo, l’avrebbe portata a vincere premi come il Grammy Latino nel 2005 e il Grammy Americano nel 2006, ma nel 1994 ciò che contava era entrare in contatto con chi la ascoltava alla radio in Italia, Spagna o Argentina, indipendentemente dalla lingua.
Dall'album
Laura
Laura Pausini · 1994 · Track 7
Dati
Crediti
Musica Angelo Valsiglio