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La storia dietro
Ain’t Gonna Cry, secondo DoReSol
Bryan Adams l’ha registrata in quattro minuti e sei secondi, senza fronzoli. Il brano Ain’t Gonna Cry non cerca abbellimenti: va dritto al sodo con una melodia che si fissa nella testa fin dal primo accordo. Non ci sono riempitivi, solo una base ritmica che sostiene la voce senza distrarre, come se ogni nota dovesse giustificare il proprio posto. È uno di quei brani che suonano bene tanto su un piccolo altoparlante quanto su un impianto audio potente, senza perdere intensità lungo il percorso.
Il brano nacque nel momento esatto in cui Bryan Adams e la sua squadra si chiusero in studio per lavorare a quello che sarebbe diventato l’album Reckless. Il disco venne pubblicato il 5 novembre 1984, proprio il giorno in cui il canadese compiva 25 anni, e non fu una coincidenza: volevano che il lancio coincidesse con un traguardo personale. Tra i responsabili nel mantenere il suono sotto controllo c’erano Bob Clearmountain come ingegnere capo, affiancato da Mike Fraser, Bruce Lampcov e Michael Sauvage, mentre la produzione fu affidata a Adams insieme a Clearmountain e Jim Vallance. Il risultato fu un album che vendette oltre dodici milioni di copie in tutto il mondo, diventando il secondo disco più venduto di Adams all’epoca, secondo solo a Waking Up the Neighbours del 1991. In Canada, inoltre, Reckless fu il primo album canadese a superare il milione di copie vendute nel paese, dove ottenne undici certificazioni di platino. Negli Stati Uniti, raggiunse la prima posizione nella classifica Billboard 200.
Dall'album
Reckless
Bryan Adams · 1984 · Track 10
Dati