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🇸🇪 Svezia · 1989–presente

Robyn

Robyn non suona come un genere, ma come un modo di intendere la musica: elettronica con anima pop ma carica di una malinconia che non si maschera. Fin dai suoi primi passi negli anni ’90, mescola ritmi ballabili con testi che parlano di solitudine o desiderio senza scadere nel melenso. Non è il pop tipico che si sente nelle radio: è più intimo, più crudo, come se ogni canzone fosse un messaggio scritto in un quaderno di adolescente. Quella dualità — festa e tristezza — l’ha fatta emergere fin da subito, ma non è stato sempre facile. All’inizio, i produttori le hanno dato un suono più aggressivo, quasi commerciale, che le ha aperto porte ma l’ha anche incasellata. Ha dovuto aspettare di prendere in mano le redini per far sì che la sua musica trovasse la sua strada.

La svolta è arrivata quando ha deciso di lasciare le major discografiche. Nel 2005, con Robyn, il suo quarto album, ha dimostrato di poter creare qualcosa di diverso senza chiedere permesso. Registrato sotto la sua etichetta, Konichiwa Records, il disco fondeva elettronica, rap e R&B in un modo che in Svezia non si era mai sentito prima. Brani come Be Mine! e With Every Heartbeat sono passati in radio, ma non per capriccio degli executive, bensì perché risuonavano. Il successo non è stato immediato ovunque: negli Stati Uniti ha impiegato un po’ più di tempo, ma in Europa e nel Regno Unito ha spopolato. Certo, non tutto è stato rose e fiori. Già nel 1999, il suo secondo disco My Truth faticò a varcare i confini per un tema personale che aveva affrontato con coraggio: l’aborto. L’industria preferiva tacere piuttosto che rischiare.

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Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Ma è stato nel 2010, con Body Talk, che Robyn ha lasciato davvero il segno. Non era un album tradizionale, ma una trilogia di mini-album pubblicati in mesi diversi e poi riuniti in uno solo. Il risultato è stato un capolavoro di pop elettronico con canzoni diventate inni: Dancing On My Own è uno di quei brani che, anni dopo, continuano a risuonare nelle feste e negli stereo delle auto. La canzone le è valsa anche una nomination ai Grammy nel 2011, nella categoria Miglior Registrazione Dance. Non è stato il suo unico riconoscimento: Body Talk le ha portato altre tre nomination e tre successi nelle classifiche europee, tra cui Hang with Me e Indestructible. Poi è arrivato l’intervallo collaborativo: nel 2014 e 2015 ha unito le forze con Röyksopp in Do It Again e con La Bagatelle Magique in Love Is Free, dimostrando che il suo sound poteva adattarsi ad altre voci senza perdere la sua essenza. Nel 2018, Honey è arrivato a confermare che, anche dopo decenni, continuava a innovare. E nel 2026, dopo otto anni di silenzio, è tornata con Sexistential, un altro disco acclamato che include Dopamine, un brano entrato nella top 10 svedese.

Dietro tutto questo c’è un’artista cresciuta in un ambiente in cui teatro e musica facevano parte della quotidianità. I suoi genitori dirigevano un gruppo teatrale indipendente a Stoccolma, e lei stessa ha mosso i primi passi come attrice a nove anni nello spettacolo Kronbruden. A dodici anni registrava già brani per programmi TV per bambini, e a quattordici firmava il suo primo contratto. Ha lavorato con produttori come Max Martin e Denniz Pop, che le hanno dato quel suono iniziale più duro, ma ha sempre saputo di volere qualcosa di proprio. Quando l’industria le ha chiesto di ammorbidire il suo stile, ha preferito andarsene. Oggi, Konichiwa Records non è solo la sua etichetta, ma una dichiarazione di indipendenza: la musica come la concepisce lei, senza filtri.

Dati

Nascita
12 giu 1979
Paese
🇸🇪 Svezia
Genere
Alternative Dance

Etichette discografiche

Young