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🇦🇷 Argentina · 1995–2010

Callejeros

Callejeros non suonano come qualsiasi altra band di rock argentino. La loro musica porta il peso di un quartiere che pulsa in ogni accordo, ma anche l’urgenza di un suono che si è formato tra le prove a Mataderos e le notti in locali come il Cemento. Il gruppo è nato a Villa Celina, nella Grande Buenos Aires, quando un gruppetto di giovani — alcuni con chitarre prese in prestito, altri con solo la voglia di suonare — si sono riuniti per fare cover di Chuck Berry e Creedence Clearwater Revival. All’inizio si facevano chiamare Río Verde, ma nel gennaio del 1997, dopo quasi tutti i membri originali essere cambiati, hanno adottato il nome che li avrebbe definiti: Callejeros. Non era solo un cambio di nome, ma l’inizio di uno stile che mescolava il rock classico con tocchi di tango, candombe e persino ballate, sempre con un piede per strada.

Il salto sulla scena nazionale è arrivato con Presión, il loro secondo album, pubblicato nel 2003. Il disco è stato presentato allo stadio Atlanta di Buenos Aires e, all’improvviso, la band è passata dal suonare nei locali di periferia a riempire gli stadi. Il singolo Una nueva noche fría è stato trasmesso per mesi da radio e canali musicali, ma ciò che ha segnato quel momento non è stata solo la diffusione: è stata la capacità di connettersi con un pubblico che nelle loro canzoni riconosceva la vita nei quartieri, le notti lunghe e le storie che il rock argentino raramente aveva raccontato con tanta crudezza. Prima di allora, nel 2001, avevano pubblicato Sed, il loro primo album indipendente, dove già si notava quella miscela di energia grezza e melodie orecchiabili. Il sax di Juan Carbone — ex Viejas Locas — ha dato un tocco distintivo a brani come Vicioso, jugador y mujeriego, anche se il video non ha avuto molta rotazione in TV.

1990s
77K Ascoltatori/mese

Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Il terzo album, Rocanroles sin destino, è uscito alla fine del 2004. Non era un disco potente come i precedenti, ma piuttosto uno specchio di ciò che significava essere musicisti in quel momento: le pressioni, i conflitti interni e la fama che arrivava troppo in fretta. Lo hanno suonato dal vivo due volte: prima a Córdoba, davanti a diecimila persone, e poi allo stadio del Club Atlético Excursionistas, con quasi quindicimila spettatori. Ma tre giorni dopo quell’ultimo concerto, tutto è cambiato. Il 30 dicembre 2004, durante un concerto al locale República Cromañon, un incendio ha causato 194 morti. Tra le vittime c’erano familiari dei musicisti: il padre del chitarrista, la madre del batterista, il fratello del percussionista. La band ha perso persone care quella notte e tutto il paese ne ha risentito. Rocanroles sin destino è diventato un disco segnato da quella tragedia, ma anche una testimonianza di ciò che il rock argentino aveva perso.

Dopo l’incendio, la band si è allontanata dai palchi per un po’. Sono tornati nel 2006 con Señales, un album pubblicato all’ombra di ciò che era successo. Il ritorno è stato imponente: ventimila persone allo stadio Chateau Carreras di Córdoba, con un dispositivo di sicurezza che rifletteva il clima di tensione che li circondava. Due anni dopo, nel 2008, hanno pubblicato Escultura, presentato al teatro Orfeo della stessa città. A quel punto, circolavano già voci di una separazione, ma il disco ha dimostrato che, nonostante le perdite, erano ancora in piedi. Il loro suono rimaneva un ibrido: rock con radici in Chuck Berry e The Rolling Stones, ma con tocchi di Pink Floyd, León Gieco e persino Bob Marley. Non cercavano di suonare come nessun altro, ma come loro stessi: una band di quartiere con ambizioni rock.

Dati

Nacimiento
1 ene 1995
País
🇦🇷 Argentina

Etichette discografiche

Rocanroles Argentinos