Inizio · Album · Gianna Nannini · To Be Number One

To Be Number One 1990
Album · di Gianna Nannini ↗ Vai all'artista

To Be Number One

In Gianna Nannini c’è un suono che pulsa con l’energia di chi non si accontenta di ciò che è stabilito. Registrato nel 1976 sotto l’etichetta Ricordi, questo primo disco porta il segno di un produttore come Claudio Fabi, che la accompagna in un percorso in cui la ribellione e la melodia si intrecciano senza concessioni. Non è un caso che, dopo aver rifiutato un contratto con la Ariston —che cercava di incasellarla in uno stile più convenzionale—, abbia finito per firmare con la Numero Uno, un’etichetta che, in quegli anni, si muoveva tra il rock italiano e le avanguardie. Il disco respira questa miscela: chitarre che tagliano l’aria, testi che non chiedono permesso e una voce che già annuncia ciò che sarebbe venuto dopo.

Anno
1990
Canzoni
1
Durata
4 min 12 seg
Ascolta l'album

Sull'album

To Be Number One, secondo DoReSol

Ciò che più colpisce dell’album non è solo la sua proposta sonora, ma come Nannini si muova tra il personale e il collettivo. Ad esempio, il lato B del singolo Congresso di filosofiaStereotipati noi— è stato registrato insieme al gruppo Flora Fauna Cemento, dove condivideva il palco con Mario Lavezzi. Ma è nei brani come Durante, dove il piano e la chitarra dialogano senza mediazioni, che si sente davvero la sua voce originale. Questo equilibrio tra il grezzo e il rifinito è ciò che fa sì che, decenni dopo, il disco suoni ancora fresco: non come un documento di un’epoca, ma come un gesto di indipendenza artistica.

Il dettaglio che più sorprende è come, nel pieno fermento del rock italiano, Nannini stesse già tracciando la sua mappa personale. L’incidente che le costò due falangi della mano sinistra —avvenuto nella pasticceria di famiglia a Siena— non la fermò, anzi ne plasmò il modo di suonare. Qui non ci sono correzioni forzate né virtuosismi vuoti: c’è un’urgenza che si traduce in ogni nota. E sebbene l’album non fosse un successo di massa all’epoca, pose le basi di ciò che sarebbe venuto dopo, come se ogni accordo fosse un passo verso qualcosa di più grande.