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Man’s Best Friend 2025
Album · di Sabrina Carpenter ↗ Vai all'artista

Man’s Best Friend

L’album Man’s Best Friend è arrivato nell’agosto 2025 come il settimo album in studio di Sabrina Carpenter, registrato sotto l’etichetta Island Records e prodotto interamente da Jack Antonoff, John Ryan, Amy Allen e dalla stessa artista. Suona come una fusione tra il pop luminoso degli anni ’70 e l’indie attuale, con chitarre che si intrecciano in melodie orecchiabili e testi che oscillano tra l’intimo e il provocatorio. Ciò che colpisce di più, tuttavia, non è solo il suono, ma come la copertina —un’immagine che ha generato dibattito per il suo peso visivo— sia finita per essere solo una delle versioni: Carpenter ha poi pubblicato un’alternativa che lei stessa ha presentato come "approvata da Dio", rendendo chiaro che il disco arrivava con l’intenzione di infrangere le aspettative fin dal primo sguardo.

Anno
2025
Canzoni
12
Durata
38 min 24 seg
Ascolta l'album

12 canzoni

Lista delle canzoni

# Titolo Disponibile
01

Manchild

3:34
02

Tears

2:40
03

My Man on Willpower

3:18
04

Sugar Talking

3:04
05

We Almost Broke Up Again Last Night

3:23
06

Nobody's Son

3:03
07

Never Getting Laid

3:28
08

When Did You Get Hot?

2:25
09

Go Go Juice

3:13
10

Don't Worry I'll Make You Worry

3:42
11

House Tour

2:49
12

Goodbye

3:45

Sull'album

Man’s Best Friend, secondo DoReSol

Il brano che ha aperto la strada è stato Manchild, il primo singolo che ha raggiunto la vetta in diversi paesi e che molti hanno definito "la canzone dell’estate". A seguire Tears, scelto come secondo singolo promozionale per accompagnare il lancio. Ma oltre ai brani che sono andati in onda, l’album nel suo insieme respira influenze dichiarate: dal folk caldo di Dolly Parton allo scintillio disco di Donna Summer, passando per il rock soft di Carly Simon e il pop orchestrale degli ABBA. Il curioso è che, nonostante il clamore iniziale per la copertina, il materiale è stato poi accolto con forza: l’album ha debuttato al primo posto della Billboard 200, consolidando Carpenter come un’artista che non ha più bisogno di etichette per vendere dischi.

Dietro ogni canzone c’è un dettaglio tecnico degno di nota: il team ha lavorato con strati di produzione che vanno dai sintetizzatori vintage agli arrangiamenti di archi che appaiono e scompaiono come un cenno. Persino in brani come Never Getting Laid o We Almost Broke Up Again Last Night, la produzione riesce a trovare quel equilibrio tra il ballabile e il riflessivo, come se ogni traccia fosse costruita per suonare sia a una festa che durante un viaggio in auto alle tre del mattino. Non è un caso che l’album sia stato registrato in un lasso di tempo ristretto, con Antonoff a capo di un processo che ha privilegiato la spontaneità rispetto alla perfezione calcolata. Se c’è qualcosa che definisce Man’s Best Friend, è questa miscela di audacia e precisione: un disco che sembra del futuro, ma con radici che già conosciamo.

Discografia

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